3.5 L'attenzione agli adolescenti e ai giovani
L'estate diveniva il banco di prova per gli animatori: dai 500 agli 800 ragazzi tra elementari e medie occupavano le scuole pubbliche che divenivano palazzi di vita infantile, traboccanti di canti, danze, espressività, recite. D'estate l'oratorio diventava visibile a tutti nelle scuole del territorio, mentre la rete sommersa per i vicoli del paese pescava una quantità inimmaginabile di ragazzi e ragazze da ogni angolo, per coinvolgerli nella grande avventura: una volta Pinocchio, l'altra Re leone, poi il Gabbiano Gionathan, quindi Mago Merlino....
Un'altra frontiera, messa a fuoco appunto dalla Ricerca sugli adolecenti e giovani di Corigliano, era costituita dal mondo a sé degli adolescenti e dei giovani, che avevano ritagliato per sé un pezzo del territorio cittadino (uno slargo sulla via Nazionale allo Scalo e alcune traverse sempre semibuie) e lo avevano trasformato in "riserva", punto di ritrovo serale e festivo per centinaia di giovani; era divenuto la grande "vasca" della passeggiata in centro e della socializzazione festiva e prefestiva.
Fu un' intuizione interessante quella di trascorrere serate intere alla "vasca", quasi a perder tempo con loro, pur di non mancare ad alcun appuntamento giovanile alle sfilate del sabato e della domenica. Occasione propizia per incontrare il mondo giovanile nel suo volto notturno: un amico coglie l'occasione di presentartene un altro; un giovane che appena conosci di vista ti saluta e tu ti avvicini al suo gruppetto: una stretta di mano, nome, che fai? come va? Si comincia sempre così.
Si trattava di mare immenso di gioventù tutta lì appostata, come in vetrina, con la voglia di incontrare, con la voglia di calar la maschera e di comunicare intorno alla vita quotidiana, nella sua banalità e nella sua misteriosa grandezza. E lì si facevano le ore piccoli, prima di aver deciso in quale pizzeria preseguire il resto della serata.
Quello che più di tutto aveva creato sorpresa in noi era la massa di adolescenti che a fine anno scolastico ci contattava e si rendeva disponibile per l'aiuto nell'animazione di estate ragazzi. La squadra aiuto-animatori toccava punte di oltre un centinaio di adolescenti volontari: e si era alle prime armi, ai primi passi. Ma l'entusiasmo, la curiosità, la voglia di fare qualcosa di diverso e di nuovo nel paesone divenuto città, la possibilità concreta di variare la monotonia dei 100 giorni di mare e di spiaggia, tutto contribuiva ad aggregare attorno alle imprese di questo oratorio fantasma.
E' dopo queste serate di sabato sera passate “alla vasca” a conoscere giovani e adolescenti, a condividere la faticosa programmazione del sabato sera, che cominciò a nascere in noi l'idea di offrire loro, proprio in luoghi vicini e accessibili al loro incontro serale di fine settimana, una possibilità di incontro diversa: la cosiddetta “messagiovani”. Tutta questa massa di giovani era invisibile nelle parrocchie. Fatta qualche eccezione, le messe domenicali non vedevano la presenza rilevante dei giovani, tanto meno altri appuntamenti! Sì, ogni parrocchia aveva il suo piccolo gruppetto di cantori, prevalentemente femminile, di giovani fedeli, come i gruppetti scout, i giovanissimi di AC allo Scalo e i loro corrispettivi animatori, ma l'assenza dei giovani maschi soprattuto era vistosa nelle comunità parrocchiali. Fu in occasione di una graditissima visita di un prete amico, don Gionni, nelle vacanze di Natale del ' 96 che lanciammo la “messagiovani” alla domenica sera, alle 19,00. Prima ne verificammo la possibilità di sperimentazione con il Vescovo e con i parroci, poi costituimmo un gruppo entusiasta di animatori musicali e liturgici, e, dopo un volantinaggio a tappeto con invito personale durante il sabato sera alla “vasca”, partimmo il giorno della Befana con la messagiovani nella Chiesetta dello Scalo, ad un tiro di schioppo dal punto di incontro serale giovanile.
La scelta della giornata e dell'orario serale, proprio la domenica sera, quando non si programma più la nottata, si rivelarono una scelta felice: chiesetta gremita, vivacità di canti e di musiche, cura massima nella scelta delle letture e della loro formulazione in lingua corrente e del commento, scelta di alcune elementi simbolici carichi di novità e di quotidianità; l'attenzione sempre alle esigenze dei più poveri e ai bisogni del territorio avevano nelle nostre messe giovani un eco del tutto particolare; tutto ciò fece sì che nel giro di qualche domenica la chiesetta fosse gremita all'inverosimile di giovani, presenti fin sulla paizzetta. Era la formula, era la novità, era il target giovanile? Fatto sta ed è che cominciò a diventare un appuntamento “importante e significativo” per un sacco di di giovani, e, poco alla volta, quando dovemmo spostarci nella chiesa ben più grande, sempre in posizione strategica, della SS:ma Immacolata, ospiti del Vicario Foraneo don Flaminio, essa divenne punto di riferimento anche per famiglie giovani e per adulti alla ricerca di uno stile della celebrazione vivo, partecipato, giovanile, aderente alla vita quotidiana, lontano da parate liturgiche e da “messe in scena” pontificali, incisivo nei segni della convivialità e della solidarietà. Inaugurammo così uno stile diverso, forse solo giovanile, certamente molto salesiano perchè giovanile, di pregare e di celebrare; costituiva per noi un momento privilegiato di spiritualità giovanile celebrata. E divenne anche la riscoperta della gioia dell'eucarestia domenicale, per tanti, padri di famiglia soprattuto, tra i 40 e 50 anni, che avevano abbandonato la pratica della messa festiva.
Così l'Oratorio dei giovani, quelli con mobilità che non distinguevano tra Centro Storico e Scalo ebbe di domenica, come suo momento simbolico, la messagiovai allo Scalo di Corigliano. Non era l'unico momento di crescita spirituale per adolescenti e giovani: avevamo cominciato a sperimentare, fin dai primi mesi, nella Chiesa di sant'Antonio, le veglie di preghiera in stile giovanile. Le occasione fornite dalla vita parrocchiale erano tante, e perciò cominciammo questa offerta di appuntamento di spiritualità, a scadenza mensile, ritmata dai tempi forti e dalle festività dell'anno liturgico, immettendo tutta la creatività possibile e cercando di andare al cuore delle cose: al dono di senso che ogni celebrazione della fede offre. Le abbiamo raccolte queste veglie giovanile, sperimentate e a volte anche create con taglia e cuci, soprattutto quando veniva a mancare il tempo. Non si può dire che la vita oratoria, di animatori e giovani soprattutto, fosse vuota di proposte forti e di vita spirituale. Tra servizio ai più piccoli e festa la spiritualità giovanile salesiana si nitriva e diffondeva come l'aria che respiravamo.



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