1.2 Parte il “ Progetto Calabria ”

1.2 Parte il “Progetto Calabria”

1.2 Parte il “Progetto Calabria”

Nel 1993 il Rettor Maggiore lanciò alla famiglia salesiana d’Italia il cosidetto “Progetto Calabria” e si cominciò a prospettare l’ipotesi di una nuova presenza salesiana in questa regiione con il sostegno di personale proveniente anche da altre ispettorie italiane, come il Piemonte, la Sicilia,  e, naturalmente, l’Ispettoria salesiana meridionale. Partì dunque la campagna di mobilitazione, animata dall'allora Superiore Regionale per l'Italia e  Medio Oriente don Giovanni Fedrigotti, al fine di aprire la frontiera di nuove presenza in questa regione.

Nel 1990, nell'ispettoria salesiana meridionale succedeva a don Antonio Martinelli il nuovo Ispettore don Luigi Testa, proveniente dal Piemonte. Questi intessè un rapporto intenso di collaborazione e di amicizia sia con Mons. Sprovieri prima, già vescovo di Rossano, e poi  con il nuovo Vescovo Mons.Andrea Cassone per non lasciar tramontare il sogno dei giovani del Mog e dei giovani cooperatori locali. La Provvidenza ha voluto che nel 1993 don Luigi Testa fosse chiamato a dirigere la nuova Circoscrizione del Piemonte, formata da 900 confratelli salesiani. Al suo insediamento come Ispettore, a Torino ai primi di settembre, è presente il Rettor Maggiore in persona, don Egidio Viganò, il quale affida al Piemonte il compito di avviare una nuova opera in Calabria in cooperazione con l'ispettoria da cui don Testa proveniva di fresco! Le premesse di sinergia era buone!. Un anno dopo l’Ispettoria Piemontese  è pronta a dare il proprio apporto di mezzi e persone per una nuova presenza in Calabria.

Dapprima si ipotizzava più facilmente la presenza nella città di Reggio Calabria, infatti il narratore, che si era reso disponibile per il Progetto durante la sua attività di animazione di Pastorale Giovanile Nazionale, fu contattato appunto da don Fedrigotti per la verifica della disponibilità, precedentemente accordata, e come prima intesa intorno ad una presenza nuova degli SdB nella città di Reggio Calabria in sinergia con la Ispettoria salesiana Sicula. Fu solo a Luglio '94 che, per il sottoscritto, l’ipotesi della presenza in Calabria si focalizzò sulla realtà, salesianamente scoppiettante, di Corigliano Calabro in provincia di Cosenza, nel territorio paradisiaco della sibaritide, una volta verificata la indisponibilità dei salesiani di Sicilia e le insormontabili difficoltà di allocazione nella città di Reggio.

Attorno alla città di Corigliano stavano maturando, già da anni, ipotesi diversificate di presenza, su intensa pressione dell'accanito gruppo di irriducibili cooperatori del luogo, insieme ai giovani del Mog. Era stata scartata l’ipotesi di realizzare l'opera dei salesiani nella parrocchia di Sant’Antonio, collocata nel centro storico e perorata caldamente dall'allora parroco don Antonio Ciliberti, nel frattempo nomimato divenuto poi Vescovo a Locri.

Fu inoltre vagliata persino l’ipotesi della struttura del Convento del Carmine, dislocato infelicemente lungo la fiumara, lontano dai punti di aggregazione giovanili e dall’abitato in Corigliano centro; fu quindi anche superata la richiesta da parte di don Vincenzo Longo di accogliere i salesiani  nella parrocchia dello Scalo di Santa Maria della Grazie, dove, sotto la ferrovia, aveva di propria iniziativa realizzato e stava ultimando la costruzione dell’Oratorio San Giovanni Bosco.

Tutti i luoghi esclusi,  che qui non nomino, avevano come difetto quello di disporre di poco terreno, oppure erano poco accessibili alla difficile mobilità giovanile sul territorio. In contrada Santa Lucia esisteva un terreno della Diocesi, ma aveva il difetto quello di essere troppo limitato per la realizzazione di un grande oratorio cittadino, capace di accogliere le moltitudini di giovani. Poteva magari essere venduto al fine di assicurare una somma congrua per nuovi acquisti. Gli incontri si moltiplicavo con gli Ispettori e il Vescovo Mons. Serafino Sprovieri. Il primo passo fu quello di  vendere il terreno in contrada Santa Lucia. Ma dove acquistarne un altro? Ancora non si sapeva.

Un fatto, reputato  “straordinario” da mons. Sprovieri, accadde: interpretato dal Pastore come   un  segno della Provvidenza. Una Signora, Brigida Cimino, sollecitata da don Santo, si presentò al Vescovo il 24 maggio 1992, festa di Maria Ausiliatrice, al termine della conferenza presso i Minimi, occasione per la presentazione del libro di memorie e testimonianze su Padre Albino Campilongo. Ella possedeva un ampio terreno, coltivato ad ulivi, in Contrada Chiubica ed si dichiarava disposta a cederlo per una eventuale necessità della diocesi.

Mons. Sprovieri fece il compromesso e il nuovo vescovo Mons Cassone acquistò una prima parte del terreno, successivamente ampliato a 17.000 metriquadi. Ora il terreno c'era;  ci voleva il Progetto di costruzione con le dovute autorizzazioni comunali. La macchina dell'impresa era ormai avviata.

Vescovo e Ispettore nuovo, don Emodio Laterza, individuarono anche la canonica della parrocchia di sant’Antonio, in Centro storico, come il primo punto di accoglienza dei salesiani, assicurata la grande disponibilità del Parroco don Angelo Pisani; tutto pareva pronto per dare il via alla missione salesiana e alla nuova presenza dei figli di don Bosco nella piana di Sibari.

Le due Ispettorie salesiane del Meridione e del Piemonte predisposero addirittura una “missione  estiva speciale nella città di Corigliano”, e pertanto, nell’estate ’94 che precedeva la venuta dei salesiani a vivere in città, venne progettata, sotto la direttiva di din Antonio Gisonno,  un'Estate Ragazzi speciale, animata da un sacerdote, don Michele Molinar, dal diacono di Torino Carlo Maria Zanotti, accompagnati da un drappello vivace di animatori storici, sotto la regia di don Antonio Gisonno, il salesiano ormai di casa a Corigliano e con il  chierico dell’Ime, Guido Errico, oggi Vicario ispettoriale e soprattutto sorretti dall'entusiasmo dei cooperatori e dei giovani di Corigliano resisi disponibili come animatori..

Il gruppo di animazione era ospitato nella canonica di Sant’Antonio e agiva in sinergia e coordinamento del Parroco don Angelo Pisani.

 

Fonte libro:"

Storia dell'opera salesiana di Corigliano Calabro   - IL SOGNO DI UN'OPERA ATTORNO ALL'ORATORIO      A cura di Mario delPiano

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Il Responsabile contro abusi, violenze e discriminazioni dell' ASSOCIAZIONE SPORTIVA DILETTANTISTICA P.G.S. PADRE ALBINO CAMPILONGO è don RAFFAELE NAPOLITANO, presidente dell'Associazione

Nominato In data 20 gennaio 2025

Rif. Numero Pratica:

UAF-2025-04050 depositata in data 22/01/2025

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