2.3 NELLA VITA NORMALE DI UNA PARROCCHIA DI PAESE
2.3 NELLA VITA NORMALE DI UNA PARROCCHIA DI PAESE
Nei giorni seguenti poco alla volta tutto tornò alla vita ordinaria della gente, solo noi due eravamo due spaesati in cerca di “paese” e così cominciammo il periodo di esplorazione e adattamento alla cultura e alla vita locale.
In questo primo periodo la vita era quella dei viceparroci, non a tempo pieno e in esclusiva per la parrocchia di Sant'Antonio, ma anche per San Pietro e Santa Maria, dove don Santo intendeva valorizzare e coinvolgere i salesiani anche nella pastorale giovanile parrocchiale.
La vita di servizio alla parrocchia ci permetteva di cominciare a conoscere la gente, a condividere con i presbiteri della Vicaria problemi e preoccupazioni pastorali, mentre i primi ad esserci affidati furono i ragazzi e i giovani di sant'Antonio. Era pacifico per noi vivere il ruolo di viceparroci per l'oratorio e la pastorale giovanile. Ma ci rimaneva anche tanto tempo da trascorrere in strada, per i campetti improvvisati nelle zone del paese, all'Ariella, alla Cavallerizza, dove c'era una parvenza di campi da gioco e soprattutto ai campi di sant'Antonio, dove un' immensa struttura sportiva giaceva in stato di semiabbandono e di notevole degrado. Chiedemmo al Comune l'autorizzazione all'uso, ne promuovemmo un regolamento per l'uso con le società sportive successivamente, e cominciammo ad “occupare pacificamente”, fruendoli, il grande campo di calcio, poi successivamente, i campetti di pallavolo e di tennis.Gli spazi non mancavano, e poco alla volta anche i ragazzi non vennero a mancare!
Di pomeriggio, settimana dopo settimana, si radunavano gruppi numerosi di ragazzini e di adolescenti, e così dalla strada si passò poco alla volta a far nascere l'oratorio sui campi sportivi del comune. Ci erano di aiuto preziosissimo un drappello di giovani e di adolescenti che avevano già partecipato all'estate ragazzi e che si erano affezionati subito ai nuovi salesiani arrivati. Così non ci venivano a mancare gli animatori.
Non si cominciava tutto da zero. Animatori e ragazzi della città già si conoscevano, e poi c'era su via Roma, nel cuore del Centro storico, il Laboratorio dedicato a Padre Albino Campilongo, gestito da un groppuscolo di reduci del Mog, insieme ad alcuni Cooperatori salesiani.
Il Laboratorio P.A. in Centro era aperto uno o due pomeriggi la settimana, ed era la prosecuzione di un servizio per i più piccoli e per i ragazzi e ragazze più a rischio che alcuni giovani dell'exMog, diventati adulti e cooperatori, insieme ad animatori affiatati, portavano avanti: lavorazione della creta, colori, pittura, recitazione, canti, collage e tutte le tecniche della manualità. Era per noi, primi salesiani, un vero crocevia, e ci dava la possibilità di venire a contatto con le storie più varie e più disparate di minori. Era frequentato da ragazzi e ragazze, dai 7 – 8 ai 13 – 14 anni, provenienti sia da famiglie agiate o relativamente tranquille, che da famiglie dissestate, toccate dal disagio, dalla deprivazione e in alcuni casi dalla povertà estrema, frutti dalla disoccupazione, dall'emigrazione in alcuni casi di entrambi i genitori, e a volte anche bambini toccati dall'abbandono. Alcuni vivevano tutto il giorno e anche di sera in strada, erano conosciuti da tutto il circondario, anche con i loro soprannomi simpatici. E' lì che un giorno facemmo le prime conoscenze con “Scintillo u' malavito”, che diverrà uno dei primi adolescenti affidatimi personalmente dai Servizi Sociali del Comune.
Pertanto alcuni pomeriggi ci vedevano al laboratorio e altri dispersi sui campi da gioco o nell'animazione di strada.
In questo modo nel giro del nostro primo inverno, quanto mite in Calabria!, venimmo a conoscere gran parte della realtà sociale del Centro storico; imparammo le escursioni nei posti più abbandonati, da Cirrìa alla Purtella, conoscemmo anche quella parte di “città morta” dell'antica Corigliano, e divenimmo volti conosciuti a genitori, nonni e famiglie, “i saliàne!”, non importava se ci scambiavano sistematicamente di nome! In fondo in qualcosa di essenziale sembravamo gemelli!
La gente ci salutava, ci invitava in casa, chiedeva che ci interessassimo dei loro figli o nipoti, mentre i parroci del Centro storico ci chiamavano per i momenti religiosi più importanti; confessioni, cresime e prime comunioni, momenti forti dell'anno.
E fu in questo contesto che cominciammo a sviluppare il lavoro di rete, di conoscenza anzitutto, con Dirigenti e insegnanti delle scuole. Alcune maestre o insegnanti infatti erano cooperatrici salesiane o frequentavano assiduamente la parrocchia di sant'Antonio e ci vedevano come una benedizione. Furono soprattutto i casi più disagiati e quelli estremi di evasione scolastica e di vandalismo che ci portarono ad interloquire con le scuole e ciò senza risparmiarci momenti di tensione e di conflittualità, come per la denuncia pubblica sui giornali della storia di esclusione di Michelino.
Ma oltre le scuole c'erano i Servizi Sociali del Comune e dell'Asl, spesso allora in competizione o in contrasto, raramente in collaborazione. Pertanto ci facemmo conoscere progressivamente fino a divenire propositori e partner in tanti Progetti di prevenzione verso i minori.
Ma non ci interessavamo solo dei piccoli. Bisognava anche pensare ai giovani più grandi: per questo riprendemmo il rilancio della PGS, polisportiva giovanile salesiana e delle iniziative prima in piccolo, poi, con la nuova struttura in grande. Non mancò mai la storica Camminata don Bosco, già avviata in precedenza dalla Famiglia salesiana a dei giovani volenterosi dell' exMog.
Ci trovavamo con i giovani del cinecircolo, presidente Giovanni Benvenuto e la triade con Mariagrazia Pistoia e Francesco Favaro, prima nel salone della Parrocchia, che assicurava persino il lusso del riscaldamento. Poi un giorno ricevemmo lo sfratto dalla sala parrocchiale: problemi di staticità dell'edificio, si diceva, invasione della casa canonica; ragioni non sempre lampanti, ci costrinsero ad emigrare, come ai tempi della tettoia Pinardi: prima ottenemmo la possibilità di utilizzare come sala il cortile del Liceo Garopoli, e poi, quando faceva freddo che non si poteva più fare il cineforum all'aria aperta, nell'Auditorium della Toscano, mai utilizzato nella città.
La strategia utilizzata per l'oratorio era sempre la medesima: non abbiamo ambienti, locali, spazi; ma questi esistono: dunque chiediamo all'Amministrazione o ai dirigenti referenti di poterne usufruire. Fu così che trascorrevamo con i ragazzi raccolti prima le domenica pomeriggio d'inverno nel Liceo messo a disposizione dal sensibilissimo Preside “Senatore”, e poi in un secondo momento, la palestra della scuola media Toscano, l'auditorium comunale, mai attivato, contiguo ad essa. Trascorrevamo serate indimenticabili con i giovani più grandi con feste, balli in maschera, discoteche, compleanni, nelle occasioni più gettonate.
Giungemmo, in una serata da ballo in maschera di carnevale, a raccogliere oltre 350 giovani. Tutto in autogestione da parte di giovani stessi, naturalmente. Nelle giornate in cui era impossibile stare all'aperto, avevamo i nostri grandi spazi messi a disposizione dagli enti pubblici, cosicchè la nostra attività era sempre mobile sul territorio, a seconda delle necessità. In tutto questo fermento sbocciò, autogestita dai giovani, l'iniziativa di mettere su Forza Venite Gente! Un ponte verso l'oratorio dello Scalo!
Con i giovani dunque olte che il servizio verso i più piccoli, la formazione della scuola animatori, il cineclub, c'erano anche questi momenti di festa e di aggregazione serale nella grandi feste.


P.G.S.Under 17
Vigor Rossano Under 17