Un’altra tappa che ha reso più complesso e articolato il lavoro della nostra comunità educativa oratoriana è stata quella della nascita della Associazione noprofit per il lavoro sociale sul territorio (AGSS, Associazione Giovanile Salesiana di Solidarietà).
L’esperienza originaria del lavoro di strada e la gestione di alcuni progetti di intervento verso i minori a rischio di coinvolgimento in attività criminose (legge 216) o di prevenzione primaria e secondaria, come i Progetti triennali della 285 (legge Turco di tutela dell’infanzia e dell’adolescenza), ci hanno permesso di radicare fin dall’inizio la nostra azione “oratoriana “ sul territorio. In tal modo l’oratorio non restava prigioniero della propria attività all’interno, ma agiva anche al di fuori, attraverso espressioni diversificate, anche istituzionali.
Con un drappello di giovani-adulti, tra i quali alcuni già laureati che hanno accettato di scommettere qualcosa del loro futuro o parte di esso nella direzione del lavoro sociale, in particolare come animatori di strada nell’Educativa Territoriale, abbiamo costituito all’interno della comunità educativa dell'oratorio e come sua espressione civilistica, una associazione noprofit.
Attraverso l’appartenenza ad essa hanno trovato spazi di azione e di riconoscimento sia giovani volontari, che intendevano esprimere anche in una professionalità il loro volontariato educativo, sia giovani animatori che si avviavano ad un vero e proprio “lavoro sociale professionalmente qualificato”. La scelta di realizzare una associazione civilistica di tipo “imprenditoriale noprofit-Onlus” piuttosto che una associazione di volontariato è maturata come scelta ponderata: costituiva per noi il primo tentativo, animato del cosidetto Progetto Policoro della chiesa italiana, di offrire delle risposte-segno alla sfida della disoccupazione giovanile intellettuale e alla fuga dei cosiddetti “cervelli” (giovani con formazione superiore e universitaria di livello alto e medio alto).
Non ci sembrava rispettoso della loro condizione di svantaggio per quanto riguarda l’inserimento lavorativo proporre, attraverso l'associazione, un esclusivo servizio di volontariato nel lavoro sociale a quei medesimi soggetti che vivevano sulla loro pelle l’esclusione dal mondo del lavoro e la marginalizzazione in professioni ancillari gestite in nero e nella totale illegalità.
Già l'oratorio era palestra quotidiana di volontariato per i giovani animatori in formazione e in sperimentazione. Occorreva qualcosa di più: orientare al servizio sociale e al servizio educativo come orientamento professionale.
La noprofit o la risposta cooperativistica di impresa ci apparivano come possibilità di porre un segnale di speranza, oltre che come l’occasione per trasformare un problema in risorsa di cambiamento.
L’attività della nostra associazione noprofit si è sviluppata attraverso lo strumento del lavoro per Progetti, e ha avuto in questi anni come destinatari i minori: fanciulli e preadolescenti in particolare, ma anche adolescenti.
Il percorso risultato per noi interessante è stato quello che dal lavoro di strada e intorno ai centri di aggregazione sparsi in differenti zone cittadine, soprattutto nei quartieri marginali e nelle periferie; esso è sfociato nel lavoro di rete con progetti che attivano la sinergia con le altre istituzioni educative, prima tra tutte la scuola.
Abbiamo sperimentato un lavoro di azione di contrasto alla evasione, dispersione scolastica e abbandono, configurato come intervento di “Affido pedagogico dei minori”, che, dal tempo extrascolastico (tempo dei compiti o del recupero di alcune abilità di base, tempo della motricità, della danza, della espressività, del gioco ecc…) si è dislocato nel tempo/spazio scolastico, proprio dentro la scuola. Anzi, dalla strade e dal centro educativo alla scuola! Il contenuto innovativo dell’esperienza, in confronto con i cosidetti “maestri di strada” a Napoli, con i quali venimmo in conttatto fecondo, era dato dal fatto che i ragazzi dalla strada ci hanno portato alle loro famiglie e poi anche alla loro scuola. Gli animatori, che il preadolescente incontrava nei campi da gioco, nelle vie e piazzette, nei centri di aggregazione, ora li ritrovava con grande sollievo anche in alcuni momenti scolastici, a fianco degli insegnanti e nel lavoro in equipe. L’intervento era teso a favorire e facilitare l’inserimento e l’integrazione a scuola di quei soggetti marginali, ad essa disaffezionati e sulla traiettoria dell'abbandono, che necessitavano di interventi alternativi e collaterali a quelli curricolari.
E così il percorso strada / scuola, strada/centro di aggregazione, strada/famiglia veniva a saldarsi in un circolo virtuoso ed efficace. L’associazione, attraverso i suoi animatori, diveniva strumento di “transazione” tra le istituzioni e i minori più sprovveduti e deprivati di compentenze comunicative. Il sogno, non ancora copiuto e tantato per numerosi anni, è stato quello di sviluppare nella direzione delle parrocchie della città il medesimo tipo di intervento; ma al momento esso è rimasto ancora prevalentemente un sogno ed un servizio da attivare.
La presenza dell’Associazione noprofit nella comunità educativa, di cui essa è parte e a cui essa, pur nel rispetto della autonomia relativa, fa riferimento, è divenuta nel corso delgi anni una presenza estremamente efficace. Essa costituiva il nostro “occhio” sul territorio, la protesi che assicura il legame di rete con le diverse agenzie educative. Costituiva una risorsa di animatori/animatrici professionalmente qualificati anche dentro l’oratorio, che richiama l’attenzione e la vigilanza della comunità educativa intorno ai problemi dell’emarginazione giovanile e alla condizione dei soggetti più deboli.
L’Associazione però non riceveva dalla comunità educativa una delega in bianco, deresponsabilizzante verso la comunità, ma diventava una presa in carico da parte della comunità stessa di situazioni critiche da punto di vista educativo-preventivo, valorizzando risorse di professionalità e attingendo anche a risorse finanziarie non irrilevanti, per garantire interventi adeguati verso i soggetti più deboli.
Anche il livello formale della regolazione dei rapporti tra struttura oratoriana e associazione, codificata attraverso la forma della Convenzione, e del Regolamento della Cep, rispondeva ai criteri di corresponsabilizzazione dell’azione comunitaria e di compartecipazione delle risorse e dei costi del servizio educativo di tutta la comunità.



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