L’esperienza di lavoro sociale, educativo e preventivo, sul territorio ci ha messo in contatto con diversi soggetti e ha sottolineato ancora di più la necessità di crescere come comunità educativa, secondo la cultura del lavoro di rete, fino a divenire, per quanto possibile, promotori di essa.
Da qui il passo verso la creazione di una rete di associazione e di enti che, sul territorio, si interessano dei minori, delgi adolescenti e dei giovani.
E' così che è nata l'esigenza di dar vita ad una Associazione di secondo livello, promossa da alcune enti leaders, il Coordinamento Pollicino, costituita da cooperative sociali, associazioni, oratori, parrocchie; essa aveva come obiettivo quello di sviluppare e promuovere la soggettività comunitaria, aggregata, dei soggetti del terzo settore che operavano nell’area della prevenzione e del disagio giovanile, perché diventassero interlocutori collettivi delle politiche sociali e minorili degli enti locali e del distretto territoriale.
A partire dallo scambio di esperienza, abbiamo sviluppato insieme alcune iniziative di approfondimento di tematiche del lavoro sociale, nel tentativo di costituire tavoli di approfondimento e di lavoro politico con le istituzioni pubbliche. I temi che ci accomunavno di più erano legati alla formazione dei formatori, alle politiche sociali del territorio, alla progettazione integrata, al monitoraggio – valutazione dei progetti.
L’attivarsi del terzo settore nell’area della prevenzione ci appare una scommessa della quale ancora dobbiamo cogliere i frutti e verificarne la portata sociale e politica.
I Patti Territoriali per il Sociale sono infatti giunti per noi come una nuova occasione per lavorare insieme, cercando di uscire dal nostro guscio e dagli orticelli recintati.
Da qui è nato il Progetto, elaborato con alcuni soggetti di Policino e con il comune di Corigliano del Centro di Eccellenza della politiche sociali, minorili e giovanili in particolare. Era per noi il primo passo verso la progettazione partecipata del sociale sul territorio e la risposta alla necessità di garantire professionalità e compentenze specifiche.
LA NECESSITA’ DI LAVORARE CON UN PROGETTO DI ORATORIO
Il moltiplicarsi del lavoro all’esterno, l’intensificarsi delle attività e l’ulteriore articolazione dei settori all’interno dell’oratorio e della comunità educativa, sono gli elementi che hanno maturato in tutti la consapevolezza che il lavoro attorno al Progetto educativo non poteva ulteriormente essere rinviato.
Su tanti punti sentivamo a fior di pelle di vivere, pensare e lavorare in totale sintonia; una sintonia spontanea, immediata, dettata forse più dalla passione educativa e dall’entusiasmo degli inizi, che non dalla riflessione e dal paziente confronto.
Ma quanto più emergevano soggettività forti, individuali e collettive, quanto più venivano a differenziarsi gli interventi, tanto più cresceva, soprattutto tra gli animatori e i membri rappresentativi del consiglio della comunità educativa, la consapevolezza della necessità di fare chiarezza, di rendere esplicite tante cose finora rimaste implicite, di condividere in forma più ragionata e partecipe le scelte e le iniziative che si venivano realizzando, spesso in maniera frammentata ed esplosiva.
Sentivamo il bisogno di passare dal “progetto implicito”, individuale o di piccolo gruppo, al “progetto esplicito”, condiviso e comunitario, nel quale poter fare emergere le pre-comprensioni del nostro agire educativo, le ragioni fondanti, i modelli e i criteri di azione, le priorità strategiche, le scelte concrete di tipo operativo sia educative che pastorali.
Abbiamo perciò avviato e sviluppato nell’arco di sei anni il lavoro laborioso ed entusiasmante attorno al progetto educativo dell’opera. Non ci siamo lasciati prendere dalla fretta di chiarire tutto e subito, magari per arrivare a stampare una prima bozza di progetto nel giro di breve tempo.
Più che il risultato ci interessava, e ne eravamo consapevoli, della qualità del processo che stavamo mettendo in atto.
Il lavoro ordinario intanto poteva procedere, mentre i diversi soggetti conducevano le loro attività in riferimento alla programmazione annuale. All’inizio sembrava bastare quella.
Poco alla volta però ci sembrava venisse a mancare il respiro. Sentivamo necessario darci un orizzonte e delle prospettive più ampie dell’arco di un anno solamente.
Dove andavamo a parare con il nostro oratorio in costruzione? Quali priorità andavano riconosciute per decidere le attività e le cose da fare, per scegliere di privilegiare lo sviluppo di alcuni settori, anziché di altri? Non si poteva continuare ad avallare tutto e di tutto. Era necessario, anche per la limitatezza delle risorse e personale, e strutturali ed economiche, compiere delle scelte, fare delle opzioni.


P.G.S.Under 17
Vigor Rossano Under 17