6.8 ORATORIO. UNA “CASA” Che Accoglie: Il sogno della Casafamiglia per minori senza famiglia

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Perchè ingrandire ulteriormente la struttura? Completare il grande progetto dell'Opera? Non ci bastava quanto ci era stato consegnato nel '97?

Dal 1997 al 2005 l'Oratorio è cresciuto, e la comunità educativa insieme ad esso. Le effettive due sale di riunione per i gruppi, utilizzate a rotazione, erano troppo poco. In certi momenti dovevamo portarci anche i gruppi in casa, perchè non c'erano spazi per le riunioni.

Ma c'era anche un aspetto del nostro Progetto che stava maturando, ed una sensibilità verso gli ultimi e verso i soggetti più bisognosi di cura educativa che si stava affinando in noi.

Il lavoro di rete sul territorio, di prevenzione verso i minori, portato suprattutto avanti con i Progetti della AGSS nei quartieri periferici e dall'Oratorio in centro storico, mettevano sempre più in evidenza una urgenza a cui le risposte del momento nella città e sul territorio non davano adeguata risposta.

Spesso ci imbattevamo in storie maledetti di minori abbandonati, o rimasti senza famiglia, di ragazzi con forti connotazione di disagio, di preaadolecenti con visibili comportamenti di devianza, e, con i Servizi Sociali era sempre più uno “sbattere con il muro”. Avevamo fatto anche alcune esperienze di sradicamento dei minori fortemente a rischio di caduta nella 'ndrangheta, trasferendoli e affidandoli ad alcune case-famiglia lontane dal territorio. Poi i Servizi Sociali vollero sperimentare con noi anche il tentativo dell'Affido diurno di alcuni minori al Direttore. Già c'era stata un'esperienza in centro storico, col mio figlioccio “Scintillo”, ma tornava ripetutamente il problema dell'alloggio, dei pasti da assicurare, di un calore di famiglia da assicurare quando questo, per diversi motivi, veniva comunque a mancare ai ragazzi.

Nella nostra “casa dei giovani” maturava sempre più la consapevolezza, all'interno di un gruppetto di educatori, della necessità di offrire davvero “esperienza di casa” per quei minori, adolescenti e preadolescenti “senza casa”, cioè senza focolare.

Gli ambiente in costruzione del secondo lotto potevano affrirci una prospettiva e  un aggancio.

Fu così che immaginammo di poter inserire, proprio dentro l'Oratorio, la “casafamiglia” per minori preadolescenti e adolescenti. Essa però non era pensata come appendice, bensì come il “cuore dell'oratorio”. L'oratorio stesso poteva divenire il luogo dove questi ragazzi avrebbero potuto trovare fratelli e sorelle, amici, e anche figure reali di genitori disposti a prendersi cura di loro. Magari guardando lontano, anche famiglie un giorno disponibili all'affidamento familiare e poi all'adozione, se necessario!

Le scuole di animazione erano arrivate al 9° livello. Con don Piero avevamo iniziato le scuole per consulenti di adolescenti e di famiglie anche in Oratorio. Il personale specializzato non ci poteva mancare.

Lavorammo celermente, con coloro che ne coltivavano il sogno, alla stesura del Progetto, e poi del Regolamento, e infine attivammo la richiesta di Accreditamento presso la Regione Calabria, che si protrasse per due anni di tempo.

Tutto era pronto o quasi. Mancavano i ragazzi, anzi, sul territorio di destinatari ce ne sarebbero stati diversi, perchè già li conoscevamo.

L'occasione ci cadde addosso come nella storia di don Bosco quando accolse in casa il primo ragazzo senza casa, quello che  gli rubò le coperte.

Noi fummo molto più fortunati. Lo ricordo con le learime.

Avevo perso il mio papà a metà giugno. Avevo sperimentato per la prima volta in vita mai la perdita di un genitore. Questa storia mi accomunò con il primo dei ragazzi della casa famiglia.

Lo conobbi per caso, richiamato drammaticamente dal fratello più grande, per fargli visita a casa: era rimasto senza papà, anzi era stato costretto ad abbandonare la scuola per assisterlo nella sua lunga malattia che glielo portò via pochi giorni prima di mio padre. La mamma gravemente malata non era in grado di occuparsi dei figli. I fratelli non riuscivano a prendersi cura di lui, mi chiesero che cosa potevamo fare.

Quella sera, quando entrai in casa, mi sorrise e non riuscii più a dimenticare quello sguardo. Qualcosa ci accomunava, ci rendeva complici, ci metteva direttamente in sintonia, e non capivo che cosa. Lo capii dopo, quindi giorni dopo, quando, rientrato dal funerale di mio padre, le assistenti sociali del comune, dopo la mia segnalazione, mi proposero l'affido in casa famiglia.

Non era ancora aperta e inaugurata, ma era per noi un segnale che quella era la strada giusta.

Non eravamo nemmeno andati in giro a cercarli, dei figli da accogliere e di cui prenderci cura.

Ci venivano consegnati e affidati.

E' così che anche questo sogno di completamento dell'oratorio è divenuto, giorno dopo giorno, realtà. Per primo arrivò Andrea, poi Pasqualino, poi Davide e poi la famiglia è cresciuta. Qualcuno diventa già maggiorenne e si prepara alla partenza, qualcun'altro decide invece di partire prima. E' il mistero della vita che ci viene affidato, che cresce attorno a noi e continua a stupirci.

Una casa-famiglia in Oratorio nei nostri sogni era la possibilità davvero di coinvolgere la famiglie nella cura e nell'affido dei ragazzi a noi affidati, era il tirocinio per i volontari e gli educatori qualificati, era il modo per assicurare l'esistenza del “cuore dell'oratorio”, l'attenzione, la centralità e l'accoglienza degli ultimi. Magari in attesa che qualche giovane coppia decidesse di compiere il passo e di farsi carico insieme a noi dei figli degli altri, dei figli rimasti, per una ragione o per l'altra, senza genitori. Una sfida che sta ancora tutta dinanzi.

 

Informazioni

A.S.D. Polisportiva Giovanile Salesiana

Via Provinciale 102/A 

87064 Corigliano Rossano (CS)

Responsabile contro abusi

Il Responsabile contro abusi, violenze e discriminazioni dell' ASSOCIAZIONE SPORTIVA DILETTANTISTICA P.G.S. PADRE ALBINO CAMPILONGO è don RAFFAELE NAPOLITANO, presidente dell'Associazione

Nominato In data 20 gennaio 2025

Rif. Numero Pratica:

UAF-2025-04050 depositata in data 22/01/2025

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