Il nostro oratorio, la casa dei giovani, non è mai stato pensato come una parrocchia, anche se i tentativi da parte della diocesi di affidarcela sono stati molteplici e ripetuti. Qualche volta, in momento di difficoltà di dialogo e comunione con qualche parroco, è stata per noi stessi una vera e propria tentazione.La nostra Opera è collocata sì nel territorio di una parrocchia, ma possiede una dimensione cittadina molto più ampia, perciò è interparrocchiale. Gli stessi giovani non amano essere richiusi in recinti, inscatolati in confini ben delimitati: quando lo si fa, scappano oltre le recinzioni!Questa situazione, frutto di una scelta ragionata e motivata, non è stata del tutto indolore e senza complicazioni.L’idea e il Progetto di un Oratorio cittadino, aperto a tutti i soggetti giovani del territorio, capace di entrare in rete con tutte le agenzie educative e le istituzioni, era da noi pensato come spazio aperto di accoglienza, di convocazione e di aggregazione giovanile. Esso portava con sè, implicita, anzi esigeva la maturazione consapevole, anche se progressiva, di un'intenzionalità di comunione intercomunitaria ed interparrocchiale. Era la storia e la struttura stessa dell'Opera che era, pensata, nata e cresciuta in termini di rete.Esso intendeva collocarsi infatti all’incrocio delle diverse comunità ecclesiali, delle differenti appartenenze, e si poneva come frontiera tra comunità civile e comunità ecclesiale.Tutta questa apertura veniva accentuata dal dato che i giovani vivono il massimo di mobilità sul territorio insieme al minimo di appartenenza, sia perché l’appartenenza dei giovani oggi è selettiva e si accompagna alla pluriappartenenza, sia perché l’appartenenza ad un territorio non coincide con l’appartenenza alla comunità ecclesiale, che oggi appare fortemente indebolita ed in profonda crisi anzitutto agli occhi dei giovani stessi.Con la costituzione della comunità educativa e con la crescita del senso di appartenenza comunitaria, è venuta maturando sempre più nei soggetti la consapevolezza di essere esperienza concreta e ravvicinata, direi quotidiana, di chiesa, di “comunità ecclesiale”. I simboli delle fede celebrata e quelli della fede vissuta nella forma della carità educativa sviluppavano nei membri l’autocoscienza ecclesiale, oltre che il senso dell'appartenenza. I giovani, che a cerchi concentrici, in gradazione maggiore o minore, vi si riconoscevano appartenenti o la assumevano come riferimento, sentivano di essere “parte”di chiesa, comunità ecclesiale.In questo senso l'oratorio permette ai salesiani di essere chiesa “con e in mezzo” ai giovani, nell’esperienza di una vicinanza del tutto particolare, che li convoca e li chiama, che vive le loro aspirazioni e i tentativi di realizzazione. Circola vita, e circola anche il senso della vita al suo interno, illuminato dalla presenza del Risorto, incontrato e confessato nella fede e nella speranza insieme, prima di tutto nel cuore degli educatori credenti, ma poi anche visibilmente e comunitariamente nell’ appuntamento settimanale della messagiovani o in altri momenti di spiritualità. Il legame profondo, la comunione e la grande sintonia, di singoli e di comunità, con il nostro Vescovo Andrea, il Pastore della Chiesa Locale, e il nostro autocomprenderci al servizio della chiesa nell'evangelizzazione dei giovani, consolidavano il nostro sentirci ed essere “comunità ecclesiale”.Non aveva senso per noi educatori salesiani ed evangelizzatori dare la vita per e con i giovani e poi venirci a trovare nella situazione in cui ci sia chiesto di rinunciare a celebrare, proclamare e narrare le ragioni credenti ed evangeliche del nostro dar vita attraverso l'educazione. Sarebbe stato vissuto da noi come l'esperienza di strapparci il cuore.Per questo l'Oratorio, frontiera ecclesiale sul mondo giovanile, era ed è implicitamente, e anche sempre più esclicitamente, man mano che cresce in consapevolezza la stessa comunità educativa, “chiesa per chi non ha chiesa, o per chi non si sente appartenente alla parrocchia”, esperienza vicina di comunità ecclesiale che non si pone mai in contrapposizione con le comunità parrocchiali, ma in comunione e in comunicazione con esse.E' chiesa in comunione con le altre chiese-comunità. Privarci di questa logica e di questa prospettiva è davvero ammazzare l'oratorio dal punto di vista ecclesiale e pastorale: l'oratorio come frontiera tra comunità ecclesiale e comunità civile.La scelta pastorale compiuta esigeva, ed esige sempre più, lo sviluppo di un legame vitale positivo solido con le parrocchie del territorio, nelle quali almeno la fanciullezza di tanti adolescenti e giovani è stata accolta, accompagnata, iniziata ed anche educata alla fede.Questo legame ci appare quello ben espresso nel modello e dalla formula della “Unità pastorale”, o della parrocchialità-ecclesialità “in solidum”, cioè condivisa con le parrocchie del territorio. Ma richiede anzitutto negli operatori pastorali un cambio radicale di mentalità, lento a prodursi.Tutto ciò doveva fare i conti con la crisi dell’appartenenza e del riferimento parrocchiale delle nuove generazioni. Essa appare ancor oggi vistosa e lampante, e si esprime nella forma dell’abbandono, della disaffezione e dell’allontanamento di massa dalla vita e dallo spazio parrocchiale. E ciò proprio nel momento in cui invece diversi adolescenti e giovani maturano il senso di appartenenza ad una comunità educativa che li accoglie e diviene comunque anche punto di riferimento, prima di tutto soggettivamente vissuto e poi anche oggettivo, di “chiesa”, in quanto comunità di persone che condividono la fede e la passione di vita di Gesù.Nel processo di distanziamento dalla parrocchia la nostra comunità funge da elemento di “transazione” per uno riavvicinamento alla comunità educativa-pastorale, mediazione di Chiesa locale.Ci rendiamo conto che dunque è in gioco un modello ecclesiologico che tende a superare la visione tradizionale che identifica la parrocchia con la comunità ecclesiale tout court, per riesprimere l’ecclesialità in termini di appartenenza comunitaria e non grettamente territoriale, e che apre verso una dimensione di ecclesialità piena, cioè di Chiesa Locale attorno al suo Pastore.Non è dunque solo un problema burocratico-amministrativo o di divisione del lavoro e delle compentenze. E’ in gioco un modo di pensare la chiesa e il suo divenire tra la gente, e le giovani generazioni in particolare, in termini di “comunione all'interno di una ben definita comunità di persone e comunione di comunità”; è in gioco il recupero di una ministerialità distribuita e condivisa, fuori da logiche di recinto, di confini proprietari, di giurisdizione, di conta e contesa delle pecorelle.Questo modello di unità pastorale richiede naturalmente sempre più uno stile di lavoro a rete pastorale che va coltivato e promosso; non spunta da un giorno all’altro senza premesse. Sollecita un cambio di mentalità e di modello pastorale che pertanto richiede tempi lunghi.La comunitarietà educativa ed ecclesiale deve diventare essa stessa comunità interparrocchiale. Il modello apre a possibilità nuove come a quella di poter attivare percorsi di iniziazione cristiana e di accompagnamento all’appropriazione della fede da parte di adolescenti e giovani che hanno abbandonato la parrocchia fin dalla fanciullezza, come è di consuetudine soprattutto tra i maschi in Calabria. Nell’esperienza quotidiana dell’oratorio ci si ritrovava sempre più spesso con l’adolescente e il giovane che esprimeva, magari sorprendendo l'educatore stesso, il desiderio, dopo due o tre anni di vita d’oratorio, di ricevere per la prima volta il sacramento dell’eucarestia, o il dono della confermazione, o di essere accompagnato a riscoprire il perdono nel sacramento, vissuto una sola volta con la prima comunione. Era la domanda di mistagogia, quando non di vera e propria iniziazione cristiana.Spesso l’accompagnamento nel cammino di coppia o nell’approfondimento delle tematiche affettive giovanili porta a richieste anche esplicite e personali di preparazione al matrimonio.Mentre i cammini di gruppo assicurano il cammino di educazione alla fede nella logica dell’itinerario, altri giovani che circolano ai margini di questi cammini giungono ad esprimere domande anche esplicite di educazione alla fede.Per tutte queste domande di evangelizzazione nuova della vita del giovane non abbiamo ancora trovato la via per dei percorsi adeguati, mentre quella che sogniamo non è ancora alla nostra portata. Di certo questo lavoro di frontiera dell’oratorio sul mondo giovanile attesta che le soluzioni tradizionali non reggono più e comunque non bastano.Il rinvio del giovane alla propria parrocchia anagrafica, per i cammini di iniziazione, non produce quasi nulla, o comunque non può essere l'unica soluzione. Intravvediamo e vanno inventate forme nuove di integrazione tra le comunità ecclesiali del territorio e va assicurata, anche istituzionalmente, all’oratorio interparrocchiale la possibilità di condividere “una dimensione di parrocchialità ordinaria” che oggi non riesce ad esprime pienamente.Non crediamo che la soluzione stia nel compiere un passo indietro: costituirlo come parrocchia in mezzo alle altre. Occorre guardare in avanti verso forme più flessibili di comunità ecclesiale, per pensare ad una unità, comunione di comunità e di ministerialità che tengano conto della mobilità dei soggetti, la loro pluriappartenenza o appartenenza relativa, ma che facciano maturare al contempo il sentirsi dentro una comunità che genera e accompagna nella fede.Dopo 3 anni di lavoro e di confronto il nostro Progeto ha visto la luce. L'abbiamo presentanto alla cittadinanza e alle comunità proprio in occasione del giorno dell'inaugurazione del secondo lotto della struttura, nel 2003. Un'altra tappa storica del nostro cammino.
Informazioni
A.S.D. Polisportiva Giovanile Salesiana
Via Provinciale 102/A
87064 Corigliano Rossano (CS)
Responsabile contro abusi
Il Responsabile contro abusi, violenze e discriminazioni dell' ASSOCIAZIONE SPORTIVA DILETTANTISTICA P.G.S. PADRE ALBINO CAMPILONGO è don RAFFAELE NAPOLITANO, presidente dell'Associazione