2.1 L'accoglienza dei Salesiani di don Bosco in città
2.1 L'accoglienza dei Salesiani di don Bosco in città
Fu così che venne annunziato che il 15 ottobre 1994 sarebbero arrivati i salesiani di don Bosco in città e nella diocesi.
E' da questo punto che la narrazione passa in prima persona, singolare o plurale, perchè questa storia da questo momento è anche la mia, la nostra, vissuta in prima persona.
Me ne venni “quatto quatto”, il 10 ottobre, in incognita, accompagnato da un salesiano con un furgoncino Avis a noleggio, da Roma, dove lavoravo. Era una giornata assolata come le giornate d’autunno della costa ionica, non pareva nemmeno terminata l’estate.
Accolto da don Angelo Pisani in canonica verso le 15,00, abbiamo ruscato oltre 1 ora per il traslocco degli interminabili pacchi, formato NPG, che contenevano le mie mercanzie pastorali, del baule e delle valigie.
Accolto nell’appartamento del primo piano, in canonica, in una accogliente cameretta da ragazzi, balcone affacciato sulla immensa Piana di sibari, magica per i giochi di luci e i riflessi del mare, da quella sera questo diventava il mio “nuovo punto di vista” da cui quardare il mondo e la vita della gente.
Il Parroco viveva in famiglia, poco in canonica, pertanto la sua preoccupazione prima fu quella di assicurare pranzo e cena al nuovo arrivato, e poi ai due arrivati, nei primi giorni, prima di poter assicurare una organizzazione definitiva da concordare con i capi. Pertanto, oltre che ospite a casa sua, ho avuto la gioia di vivere finda subito l’esperienza dell'accoglienza di volta in volta nelle famiglie disponibili e e aperte della parrocchia; qui è nato quell’indimenticabile rapporto con la famiglia di Zi’ Pina e Maestro Antonio Caloroso che gareggiavano, con le altre famiglie (Famiglia Palma, Carmelina e Ninì Tiano…. ) nell' ospitarci ed accoglierci.
E’ stato questo il modo semplice e ordinario di sperimentare quel “Favorite!”, come direbbe oggi il mio Vescovo, che costituisce un tratto originale e peculiare della cultura calabrese, una cultura dell’ospitalità, dell'accoglienza e della convivialità, una esperienza che stupisce ancora oggi i nordici “polentoni”.
Intanto in attesa dell’evento dell’Ingresso solenne e dell’arrivo del secondo salesiano, don Francesco Gobbin, già compagno di studi e di vita, fervevano i preparativi meticolosi per assicurare solennità e dignità al grande all’evento, sotto la direzione organizzativa di don Angelo.
Fu in una di queste occasioni che mi ritrovai il giorno prima, il 14 ottobre notte con precisione, insieme a Nicola e Maria, a svolgere il mestiere dell’attacchino in lungo e in largo per il paese; e riuscivano anche a lavorare in serie: uno apriva i manifesti, l'altro li poggiava sulla parete e il terzo, sempre a rotazione, intingendo abbondantemente la pennellessa nel secchio della colla, spalmava in lungo e in largo, travolgendo mani, braccia del reggente. Non sempre eravamo così addestrati da controllare che il manifesto non fosse scaduto. Venimmo a sapere, mesi dopo, che don Angelo ricevette a casa una multa salata per l’affissione selvaggia del manifesto del WW i salesiani, WW il Vescovo e i nostri parroci, WW don Bosco!. Lì, in quel modo, con quell’attività notturna da attacchini, ho conosciuto i primi due giovani di Corigliano.
Fonte libro:"



P.G.S.Under 17
Vigor Rossano Under 17