4.5 Una ferita profonda
E' in questo contesto di ripensamento della nostra presenza oratoriana sul territorio che vivemmo anche un momento triste e doloroso, di sofferta comunione con la chiesa locale, in particolare con le parrocchie di Corigliano. Il Vescovo si era impegnato anche pubblicamente, davanti agli adulti genitori e cooperatori, che, pur spostandosi la comunità salesiana allo Scalo, essa avrebbe comunque continuato ad assicurare la presenza-presidio educativo di prevenzione e di promozione in centro storico tra i minori. Se non che, dopo alcuni mesi dalla discesa allo Scalo, ricevemmo proprio a sant'Antonio, il “benservito”: lo sfratto dagli ambienti dell'oratorio parrocchiale per il quale ci spendemmo in ogni modo per il suo completamento e la sua ricostruzione.
L'intesa col Vescovo e la famiglia salesiana era che don Francesco continuasse la sua presenza in oratorio, presso la parrocchia del centro storico dove avevamo operato per tre anni, onde assicurasse il sevizio di viceparroco per la pastorale giovanile sia nella medesima parrocchia, che per i minori del centro, soprattutto quelli a rischio.
Con sorpresa invece funno un giorno convocati per ricevere la comunicazione che gli ambienti dell'oratorio sarebbero serviti esclusivamente per la parrocchia ed il “proprio oratorio”, e che pertanto era venuta meno la disponibilità ad accettare che l'oratorio di sant'Antonio divenisse oratorio per tutti i ragazzi del centro storico, anche di quelli delle altre parrocchie che vi avessere eventualmente aderito. Questa sarebbe stata la nuova linea pastorale dei parroci del centro, essendo ormai divenuta prevalente la linea “Ognuno con i propri ragazzi!”.
Informammo il Vescovo subito, programmammo un incontro di chiarimento con tutti i parroci del centro storico e con il Vicario. Riemergeva come sempre la resistenza al lavoro in collaborazione e nella logica dell'unità pastorale, mentre affiorava, come mentalità dominante, ancora quella della coltivazione autosufficiente del proprio orticello. I salesiani con i loro animatori non erano più visti come aiuto e risorsa per le comunità ecclesiali del centro, ma come interferenza e disturbo concorrente.
A termine del faticoso confronto si concluse con la riaffermazione, da parte del Vescovo, del suo deciso desiderio che i Salesiani continuassero ad assicurare un presidio che coltivasse l'attenzione privilegiata per i minori a rischio. Pertanto, se la parrocchia di sant'Antonio non era più disponibile a condividere gli spazi dell'Oratorio esistente, il Vescovo invitava i parroci stessi, unitamente al Vicario, a provvedere un altro ambiente dove poter aprire il punto oratorio con i salesiani.
Con tanta amarezza ci ritrovammo, una tarda sera, a caricare su di un fungoncino i quattro arredi e i bigliardini, senza ancora una precisa destinazione. Sembrava finito il periodo di sinergia pastorale con la parrocchia dove avevamo cominciato. Conserviamo le foto di quel tristissimo momento.
Nel corso di quelle tristi giornate, vagavamo da uno scantinato all'altro, da un garage all'altro, i due salesiani e don Flaminio, il Vicario, per individuare una nuova sede all'oratorio di don Bosco in centro. C'erano immensi ambienti abbandonati, incompiuti e mai consegnati, di pubblica proprietà, ma erano inaccessibili al momento per i ragazzi. Ci sentivamo di rivivere i momenti della transumanza dell''oratorio come raccontato nella vita del giovane sacerdotre Giovanni Bosco. Anche noi eravamo alla ricerca di una tettoria Pinardi, lassù!
Finchè un giorno spuntò un ex-negozio-magazzino, a piano terra, nel Palazzo Policastri, a due passi dal centro sportivo e dalla casa parrocchiale, dove avevamo vissuto, vicino alle casa popolari.
Si trattava di contrattare il fitto: 400 mila lire al mese (era il '97)! Non era poco ... e noi non sapevamo dove andarli a prendere. Coinvolgemmo il consiglio Cep e un gruppo nutrito di famiglie e di collaboratori decisero di autotassarsi per garantire una parte almeno del pagamento del fitto mensile. Anche questo problema si sarebbe risolto con l'aiuto della Provvidenza!
Ora con i progetti e gli animatori, con i genitori e qualche insegnante disponibile a collaborare dentro e fuori scuola, don Francesco poteva partire con la nuova sede dell'Oratorio in centro stori co, che battezzammo di “San Domenico Savio”.
Ci fu una festa e l'inaugurazione con il Vicario foraneo, Mons Flamminio Ruffo: il 15 Ottobre 1998. e si dette il via solenne alla ripresa dell'oratorio in centro storico. La tristezza per le fratture e la difficile composizione delle linee pastorali, era solo attenuata dallo schiamazzo e dalla vita esplosiva dei ragazzi che lo popolavano, sino a tarda sera.
Ci rendevamo conto che le cose non potevano andare avanti con l'unanimità di tutti. Come aveva vissuto prima l'amarezza don Bosco, per gli ostacoli, le opposizioni, le incompresioni, le resistenze alla collaborazione, così ci attendeva anche la nostra parte di sofferenza e di solitudine, della quali in parte noi stessi eravamo la causa, per i nostri caratteri, le nostre false sicurezza, spesso anche l'impazienza. Quello che era assolutamente irrinunciabile era la responsabilità di non dimenticare e non tradire gli ultimi tra i ragazzi e i giovani.
L'acquisto dei pulmini, attraverso i progetti, forniva poi la possibilità di far fruire, da parte dei ragazzi più piccoli del Centro storico, degli spazi e dei vantaggi della nuova struttura. Ai trasporti pensava don Francesco insieme a genitori e adulti ammirevolmente disponibili!
Dobbiamo riconoscere, oltre che alla disponibilità e flessibilità infinità di don Francesco, che il presidio di prevenzione con gli ultimi in centro storico è soprattutto opera di famiglie, genitori, adulti educatori sensibili al disagio e appassionati all'educazione e pronti a scommettere nella possibilità di ricupero e di ri-animazione!


P.G.S.Under 17
Vigor Rossano Under 17