
Il recupero della memoria educativa e carismatica che avevamo alle spalle e che aveva preceduto la presenza della comunitù salesiana sul territorio costituì il primo passo.
Infatti noi non comparivamo sulla scena da zero; né la voglia di oratorio era sbocciata da un giorno all’altro, casualmente. C’era stato invece un lungo cammino di preparazione, anche con passi istituzionali. La nostra presenza e la passione educativa erano state preparate lungamente da una figura profetica di educatore salesiano, don Albino Campilongo, circondato da diverse altre figure di salesiani, a volte anche occasionali (don Massaro, don Palmese, don Tobia, don Arcamone, don Aubry, soprattutto don Antonio Gisonno ...), ma che avevano dissodato il terreno, fatto crescere la sensibilità educativa e l’interesse per l’oratorio, aveva formato dei soggetti portatori di un sogno e promotori della nostra futura presenza. Attorno a questo cammino aveva anche coinvolto le figure dei responsabili istituzionali.
Il recupero della memoria a breve ci permise anche di riandare alla memoria a lungo termine, la memoria del carisma educativo e pastorale di don Bosco, la memoria di un impegno centenario che la famiglia salesiana si portiamo sulle spalle.
Costituiva per noi un dono accolto e sempre nuovamente da accogliere, da riscoprire e da mettere a frutto!
In questo confronto con la memoria è emerso subito il problema ermeneutico: di fronte alla alternativa tra buttare tutto perché “datato nel tempo” e cominciare d'accapo per tentare l'inedito, tra innovare o fare i ripetitori sterili, abbiamo scelto la via più paziente e saggia: l’atteggiamento ermeneutico. Divenivamo sempre più consapevoli che di fronte alla memoria secolare del nostro carisma educativo, o di sue riespressioni successive realizzate nel tempo, occorreva coltivare la capacità di cogliere “l’indisponibile del dono” contenuto nella memoria, per discernere le intuizioni pedagogiche e pastorali originali e genuine in modo da separarle dalle determinazioni culturali e storiche del tempo, dai modelli culturali superati e superabili, e di ri-esprimerle nella cultura pedagogica e pastorale dell’oggi, segnata dal grande sviluppo delle scienze umane e della prassi.
La scelta dell’animazione, e in particolare dell’animazione nell’educazione alla fede, è stata per noi una tappa ermeneutica fondamentale; rappresentava per noi il modo per dire oggi, nel terzo millennio, il sistema preventivo che don Bosco aveva vissuto, e solo in parte codificato, nel diciannovesimo secolo e che costituiva comunque una tradizione vivente arricchitasi dalla prassi e dalla riflessione pedagogica e teologica di tutto il ventesimo secolo.
Il risultato di questo processo è stato quello di aver permesso di condividere le ragioni e le motivazioni più profonde del nostro stare insieme e del lavoro pastorale, unitamente alla riscoperta di un carisma educativo e pastorale tutto da approfondire.
Volevamo essere fedeli a don Bosco ma nell'oggi della nostra reale situazione giovanile e culturale di Corigliano.


P.G.S.Under 17
Vigor Rossano Under 17