6.5 La meta e gli obiettivi del nostro lavoro educativo quotidiano

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 Il lavoro attorno alla conoscenza, alla problematizzazione della realtà educativa in cui ci trovavamo ad operare ci ha portato via il tempo di circa due anni di lavoro, anche perché la ricerca sui giovani e il dibattito svoltosi sul territorio sollecitavano a non lasciarsi prendere dalla fretta e ad allargare il cerchio del confronto e della condivisione, per una lettura davvero in profondità e a più voci della realtà giovanile coriglianese, davvero complessa.

La sfida della realtà ci ha poi finalmente condotti agli interrogativi più impegnativi: “Dove vogliamo andare?” Qual è la meta del nostro lavoro educativo? Quali gli obiettivi che ci possono avvicinare, almento parzialmente, alla grande meta da condividere? Quali infine le priorità da assegnare alle istanze provenienti dalla sociocultura locale e giovanile per restare fedeli ad essa?

Il confronto intorno all’impianto di obiettivi è stato insieme laborioso ed affascinante. C’era sempre chi sbuffava perché a volte appariva frustrante, appaentemente inutile e macchinoso. Eppure gli stessi si accorgevano che, quando si trattava di esprimere, in forma possibilmente chiara e non equivoca, che cosa si intendeva raggiungere attraverso le attività che si sviluppavano in oratorio e fuori come in una fucina, si trovavano in difficoltà nel comunicare, anche solo attraverso piccole frasi, quelle cose che apparivano così chiare in testa propria, ma confuse quando ci si cimentava a tirarle fuori per condividerle.

Ci rendevamo tutti conto quanto fosse diventato assolutamente necessario “restituire la parola” alle cose e alle persone ed esplicitare gli obiettivi che ognuno intendeva perseguire, per poter giungere ad una condivisione.

Poco alla volta infatti ci accorgemmo che le medesime attività permettevano di raggiungere al contempo più obiettivi settoriali, e che di fronte a tanti segmenti di cambiamento occorreva guardare lontano per assicurare un orizzonte ampio alla nostra azione educativa comune e tener presente la globalità.

Così dagli obiettivi segmentati e parziali, che descrivevano magari azioni e comportamenti, giungevamo ad individuare gli atteggiamenti qualificanti, le vere grandi direzioni del nostro lavoro educativo-pastorale; esse sono diventate: il processo di individuazione e di costruzione dell’identità personale del giovane e di ciascuna persona coinvolta nei processi educativi; il processo di socializzazione e la costruzione dei legami solidali in una prospettiva aperta all’alterità dell'altro; il fare spazio al mistero attraverso l’avventura della ricerca e della elaborazione del significato e del senso della vita perchè la vita sia davvero piena per tutti; il recupero delle radici e della memoria per uscire dalla prigione del presente, assicurare futuro al cammino e qualificare la speranza.

Non è stato facile acquisire, da parte di tutti, la consapevolezza che si costruiva insieme l’uomo e il cristiano. All’inizio le cose apparivano giustapposte, e spesso ci si perdeva nei meandri dei percorsi di umanizzazione, di socializzazione, inculturazione.

Un primo aiuto l’abbiamo trovato nel confronto con la formulazione che la nostra tradizione carismatica aveva sintetizzato per esprimere l’unità dei processi educativi: formare “onesti cittadini e buoni cristiani”. Da un lato tale codificazione ci metteva in crisi perché nel nostro cammino di definizione degli obiettivi ci stavamo perdendo nel formare il giovane in quanto uomo, cittadino, solidale, dentro la memoria culturale, critico e aperto, però non riuscivamo mai a planare sul percorso di un’educazione della fede cristiana.

Dall’altra parte ci dava fastidio la forma dualistica in cui si esprimeva in un'unica formula bifronte l’esito dei processi educativi e di quelli di evangelizzazione.

Qui ci è venuto incontro uno strumento, o meglio, una mentalità: il confronto attorno all'itinerario di educazione alla fede che, a partire dalla vita, dalla accoglienza di essa (il “sì alla vita”) e della responsabilità intorno ad essa, attraverso l’elaborazione del limite che attraversa l'esistenza umana e il riconoscimento del mistero che la abita, ci ha permesso di confrontarci intorno all’interrogativo fondamentale: quale uomo, quale donna intendiamo promuovere e sostenere nel nostro territorio per formare un “credente nella buona notizia”, per chi ama la vita, qiale  è l’Evangelo di Gesù?

Così siamo giunti a tematizzare il modello dell’”uomo invocante”, il superamento dell’autosufficienza umana, la comprensione del processo di liberazione dell’uomo e della cultura come uno sporgersi oltre l’umano, sempre nella consapevolezza del limite, ma aperti al mistero che ci viene incontro.

A partire da questi punti fermi ci siamo ritrovati per ripensare la meta e gli obiettivi in termini di cammino, segnato da continuità e discontinuità, verso l’incontro con Cristo, la realizzazione del senso attraverso l’accoglienza della sua storia, del suo messaggio di Dio, sull’uomo e sul mondo, dello stile di vita da credenti.

Le quattro aree dell’itinerario, che condividemmo con entusiasmo, ci hanno permesso di cogliere la profondità e la prospettiva di speranza di quei processi quotidiani di educazione e di educazione alla fede che andavamo realizzando. Il risultato acquisito ci dava sicurezza, tranquillità, con un ampio respiro di pazienza, di ottimismo, di fiducia.

Eravamo consapevoli tutti che Dio era già all’opera nella vita di ciascun giovane, e questo ci liberava dall’ansia degli obiettivi da raggiungere assolutamente a tutti i costi. Eravamo consapevoli che il cammino educativo non si sarebbe mai esaurito. Non avremmo mai potuto dire “Siamo arrivati! Stop! Abbiamo raggiunto la meta!”.

Eravamo consapevoli che il lavoro educativo di ogni giorno esprimeva la fatica e la certezza di quel cammino che avevamo sognato insieme, e che si veniva realizzando nel misterioso intreccio tra la nostra azione, quella dei giovani e soprattutto quella di Dio che attraversava il cuore degli educatori e quello dei giovani stessi. Era un cammino reale, un cambiamento vero delle persone e dell’ambiente attorno a noi. Ogni giorno eravamo legittimati a fare festa e a regalarci  qualche sosta per celebrare e contemplare il cammino fatto insieme, in direzione della meta, già  realizzata in piccolo, eppure mai definitivamente raggiunta. E questo per noi diveniva tutto lo spazio delle celebrazioni giovanili, delle veglie particolari, della messagiovani, di ciascuna festa.

 

Informazioni

A.S.D. Polisportiva Giovanile Salesiana

Via Provinciale 102/A 

87064 Corigliano Rossano (CS)

Responsabile contro abusi

Il Responsabile contro abusi, violenze e discriminazioni dell' ASSOCIAZIONE SPORTIVA DILETTANTISTICA P.G.S. PADRE ALBINO CAMPILONGO è don RAFFAELE NAPOLITANO, presidente dell'Associazione

Nominato In data 20 gennaio 2025

Rif. Numero Pratica:

UAF-2025-04050 depositata in data 22/01/2025

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